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«Lasciate che sia io ad emettere e a controllare il denaro di una nazione, e non mi importerà più nulla di chi scrive le leggi»

1828 – Mayer A. Rothschild

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E' l'ora di spennare i polli...

I conti sono da risanare, certo. Il deficit da tagliare. Vediamo da chi si comincia.

Ma è chiaro a tutti. Da dove avevamo lasciato! Dall'agenda Monti no?

Quindi dopo avere visto il nostro paese superare tutte le più bieche e lugubri previsioni in termini di disoccupazione, PIL, ammortizzatori sociali, e gli effetti benefici e miracolosi della cura Monti soprattutto sulla crescita, la disoccupazione ed il debito pubblico.

Verosimilmente dopo avere registrato l'ingovernabilità per come il paese è uscito dalle urne, e dopo un travagliato ed inconsueto parto cesareo presidenziale, si attende un governo. Si vocifera, si mormora e si mettono le mani avanti, alla ricerca un nome "spendibile"  per il Presidente del Consiglio. insomma, uno che spenni con delicatezza i polli del "gallinaro" Italia.

Una cosa è certa e lo stesso Monti ne è stato la dimostrazione vivente. Quando c'è stato da tagliare la cronaca registra che non è stato fatto su privilegi e costi della Casta, spese militari insulse e sprechi ad alta velocità. Monti primo, il Presidente del Consiglio ha dato una dimostrazione da accademia. Aumenti su benzina, assicurazioni, servizi bancari, tassa sui rifiuti e IVA oltre ovviamente all'IMU per la prima casa. Insomma come al solito i "soliti" noti.

I polli da spennare in nome delle "riforme" del "risanamento" ( gia chi ricorda il decreto crescitalia?) e del pareggio di bilancio  hanno un nome ed un cognome. Sono gli Italiani.

E' proprio a loro che si chiederanno ulteriori sacrifici, altrimenti qualcuno ci spieghi dove si prendono i circa 65 miliardi per il prossimo anno per fare fronte a quello che qualcuno ha chiamato "cappio al collo per le prossime generazioni" ovvero una cifra che vale 9 volte il valore di quello che gli italiani hanno pagato in termini di IMU. Molti saranni i  miliardi all'anno che ci chiederanno , per pagare MES e Fiscal Compact. Non parliamo poi certo della miriade di altri impegni e pagherò del governo Monti.

Il dottorale ministro delle finanze tedescho Schauble dice che se serve bisognerà fare una rapina ( perchè questo è)  sui conti correnti degli italiani, come quella vista nell'Isola di Cipro.

Se poi si aggiunge il "debito non in bilancio" sul rapporto deficit PIL scopriamo che il tetto imposto da Bruxelles del 3% è ampiamente sfondato, e forse qualche illuminato statista ed economista ci dirà quando lo Stato intenderà onorare i debiti contratti con le Imprese che ammonterebbero secondo la camera di Commercio di Mestre a 130 miliardi di euro.

Una cosa è certa come la MORTE. I conti non torneranno.

Ci è sembrato giusto condividere in merito un breve ma ficcante articolo che dipinge  bene la situazione. Qualche spirito critico ancora esiste.

Dai nostri amici di AgoraVox,

Alla fine di tutto il teatrino per l'elezione del Presidente, una sola cosa è certa: i conti non tornano, e a pagare non sarà chi dovrebbe...

Eccoci. Dopo i proclami, le promesse, e le strade lastricate di buone intenzioni, siamo al dunque: la formazione del nuovo governo. L'ampia maggioranza che ha sostenuto il governo Monti si riproporrà, presumibilmente per fare le stesse cose, e forse anche di peggiori. La sospirata ripresa, (falsa) panacea di tutti i mali è rimandata di anno in anno, e presto scatterà in automatico la prevista addizionale sull'iva.

Delle cause prime del nostro sconquasso, come il non funzionamento della giustizia e dell'informazione, si è persa ogni possibile soluzione, dopo il pronunciamento dei "saggi": niente intercettazioni e appellabilità dei processi solo con sentenza di condanna; niente stop ai finanziamenti pubblici ai partiti e all'editoria, amen.

Con la casta chiusa a "catenaccio" (nella migliore tradizione italiana) occorre qualcuno di presentabile per le prossime (impresentabili) mosse. Inutilizzabile Monti (già abusato), si pensa ad Amato; le credenziali sono quelle giuste: una pensione da oltre 31000 € mensili all'attivo e un prelievo sui conti correnti degli ignari italiani perpetrato già nel 1992. Ma qualcuno potrebbe insospettirsi, e allora giu una lista di nomi, tutti utili ed atti allo scopo: continuare la deupaperazione del portafogli degli italiani, indicandola come fatto inevitabile, ed anzi utile ad evitare guai peggiori.

Dopo che tutti i partiti hanno dichiarato l'iniquita dell'ici sulla prima casa, andandola a pagare nei prossimi mesi, gli elettori Pd\Pdl subdoreranno di essere stati presi in giro? E quali misure potranno adottare, ora che il Quirinale è blindato, e che B. ha conquistato un'impunità ad oltranza? Questi due simpatici (...) vecchietti sono, restano, i guardiani inossidabili e insuperabili del sistema.

Da par mio, ormai vedo un'unica soluzione, di fantozziana fattura: una messa cantata. Contro.

 

 

 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 22 Aprile 2013 18:48)

 

Non in mio nome.

Travaglio non mi e troppo affine, ma qui è stato giusto condividere un suo articolo, l'editoriale di oggi, quello post elezione di Napolitano, emblema di una Italia che per cambiare rimane la stessa.

Non in mio nome è quello che mi viene da dire dopo questa farsa celebrata a reti unificate ieri sera alle 20.

Italiani e Aricciaroli aspettiamoci un futiro fatto di lacrime e sangue, dove qualcuno dice che bisogna rafforzare le istituzioni repubblicane, e per vedere cosa si intende con la frase pronunciata da Napolitano, basterà aspettare qualche cinque sei mesetti e vedi che ti combinano coloro che hanno inciuciato governi sottobanco con Napolitano stesso.

Coloro che per mantenere le loro poltrone se ne sono fregati di chi vive condizioni disagiate. della ppolazione che chiede ed esige un cambiamento, Intanto ti vi un anticipo: Lacrime e sangue, Fiscal Compact, MES, TARES, Pensioni allo sgocciolo, disoccupazione a livelli record, imprese che chiudono oppresse dalle tasse più alte d'europa, e candelina sulla torta, prelievi su conti correnti.

Vedremo quanto ci costa in termini sociali, economici di coesione nazionale e via discorrendo.. Intanto per chi gli va di leggerlo l'articolo di Travaglio che mai come oggi condivido.

 

Nell'editoriale di oggi sul Fatto quotidiano, intitolato "Funeral party", con la consueta ironia Travaglio demolisce Napolitano, rieletto Presidente, appellandolo "becchino".
Di seguito, il testo dell'articolo:

"La scena supera la più allucinata fantasia dei maestri dell'horror, roba da far impallidire Stephen King e Dario Argento. Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall'interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza: un presidente coetaneo di Mugabe, voltagabbana (fino all'altroieri giurava che mai si sarebbe ricandidato) e potenzialmente ricattabile (le telefonate con Mancino, anche quando verranno distrutte, saranno comunque note a poliziotti, magistrati, tecnici e soprattutto a Mancino), che da sempre lavora per l'inciucio (prima con Craxi, poi con B.) e finalmente l'ha ottenuto. E con una votazione dal sapore vagamente mafioso (ogni scheda rigorosamente segnata e firmata, nella miglior tradizione corleonese). Pur di non mandare al Quirinale un uomo onesto, progressista, libero, non ricattabile e non controllabile, il Pd che giurava agli elettori "mai al governo con B." va al governo con B., ufficializzando l'inciucio che dura sottobanco da vent'anni. Per non darla vinta ai 5Stelle, s'infila nelle fauci del Caimano e si condanna all'estinzione, regalando proprio a Grillo l'esclusiva del cambiamento e la bandiera di quel che resta della sinistra (con tanti saluti ai "rottamatori" più decrepiti di chi volevano rottamare). La cosa potrebbe non essere un dramma, se non fosse che trasforma la Repubblica italiana in una monarchia assoluta e la consegna a un governo di mummie, con i dieci saggi promossi ministri e il loro programma Ancien Régime a completare la Restaurazione. Viene in mente il ritorno dei codini nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, con la differenza che qui non c'è stata rivoluzione né s'è visto un Napoleone. Ma il richiamo storico più appropriato è Weimar, con i vecchi partiti di centrosinistra che nel 1932 riconfermano il vecchio e rincoglionito generale von Hindenburg, 85 anni, spianando la strada a Hitler. Qui per fortuna non c'è alcun Hitler all'orizzonte. Però c'è B., che fino all'altroieri tremava dinanzi al Parlamento più antiberlusconiano del ventennio e ora si prepara a stravincere le prossime elezioni e salire al Colle appena Re Giorgio abdicherà. A meno che non resti abbarbicato al trono fino a 95 anni, imbalsamato e impagliato come certi autocrati, dagli iberici Salazar e Franco ai sovietici Andropov e Cernenko, tenuti in vita artificialmente con raffinate tecniche di ibernazione e ostesi in pubblico con marchingegni alle braccia per simulare un qualche stato motorio. Ieri, dall'unione dei necrofili di sinistra e del pedofilo di destra, è nato un regime ancor più plumbeo di quello berlusconiano e più blindato di quello montiano, perché è l'ultima trincea della banda larga che comanda e saccheggia l'Italia da decenni, prima della Caporetto finale. Prepariamoci al pensiero unico di stampa e tv, alla canzone mononota a reti ed edicole unificate. Ne abbiamo avuto i primi assaggi nelle dirette tv, con la staffetta dei signorini grandi firme che magnificavano l'estremo sacrificio dell'Uomo della Provvidenza e del Salvatore della Patria, con lavoretti di bocca e di lingua sulle prostate inerti e gli scroti inanimati delle solite cariatidi. Le famose pompe funebri. Ps. Da oggi Grillo ha una responsabilità infinitamente superiore a quella di ieri. Non è più solo il leader del suo movimento, ma il punto di riferimento di quei milioni di cittadini (di centrosinistra, ma non solo) che non si rassegnano al ritorno dei morti morenti e rappresentano un quarto del Parlamento. A costo di far violenza a se stesso, dovrà parlare a tutti con un linguaggio nuovo. Senza rinunciare a chiamare le cose col loro nome. Ma senza prestare il fianco alle provocazioni di un regime fondato sulla disperazione, quindi capace di tutto."

Ultimo aggiornamento (Domenica 21 Aprile 2013 10:30)

 

Lo stato è insolvente? 40 miliardi alle imprese? Aspetta e spera.

Lo stato è insolvente? 40 miliardi alle imprese? Aspetta e spera.

Ovvero campa cavallo che l'erba cresce.

Dal sito degli amici di vincitori e vinti, riprendiamo l'interessante articolo e pubblichiamo.

IL BLUFF DEL PAGAMENTO DEI 40 MILIARDI ALLE IMPRESE

di Paolo Cardenà - Il decreto varato dal Governo Monti lo scorso sabato, si potrebbe anche chiamare "La favola della montagna che partorì il topolino". La montagna è il debito che lo stato e le pubbliche amministrazioni hanno nei confronti dei propri fornitori. Il topolino è il decreto varato dal governo dal Governo che prevede il pagamento di 40 miliardi di euro tra il 2013 e il 2014.
L'entità della montagna, non è affatto nota, neanche al governo.


Le analisi svolte dalla Banca d'Italia si basano su stime statistiche, e non tengono conto dei debiti dello Stato e delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle piccole imprese, con un numero di addetti inferiori a 20. Quindi, i 91 miliardi quantificati dalla  Banca d'Italia sono  del tutto sottostimati rispetto a quello che potrebbe essere il totale del debito nei confronti dei fornitori, che la CGIA di Mestre quantifica in almeno 120/130 miliardi di euro. Ma potrebbero essere molti di più.

Ad ogni modo, sabato scorso  è stato varato il decreto che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) sbloccare il pagamento di 40 miliardi di debito nei confronti dei fornitori delle PA, di cui una parte nel 2013 e l'altra nel 2014.
Peccato che il 2014, continuando simili condizioni, difficilmente potrà averci vivi, e chi si aspetta che questo provvedimento potrà contribuire a mitigare lo sfascio di cui le aziende italiane sono vittime, con ogni probabilità, sarà destinato a ricredersi e a rimanerne deluso, anche in tempi brevi. E ciò per diverse ragioni.
In primo luogo, 26 dei 40 miliardi saranno gestiti da un fondo in dotazione alla Cassa Depositi e Prestiti e le pubbliche amministrazioni, al fine di pagare i propri fornitori, oltre a non esserne obbligate ex lege, per accedervi, dovranno adeguarsi ad una procedura  amministrativa macchinosa di compartecipazione ai fondi della CDP. Il tutto per non fare apparire il provvedimento per quello che in realtà è: un aiuto indiretto alle banche, che potranno gestire buona parte di questo denaro per conto della Cassa Depositi e Prestiti di cui sono azioniste, del tutto indisturbate, per quasi due anni, o forse più. Altrimenti perché approntare un provvedimento normativo per compiere un atto di ordinaria amministrazione quale quello del pagamento delle forniture?

Inoltre, il provvedimento citato, non ospita affatto un vincolo di destinazione delle somme date in pagamento, tale da impegnare i destinatari di queste risorse al pagamento degli arretrati accumulati nei confronti dei subappaltatori/subfornitori. E' del tutto verosimile, quindi, che buona parte dei fornitori che saranno pagati (forse) utilizzeranno tali somme per:
a) adempiere alle obbligazioni tributarie scadute e non ancora onorate, sotto la ghigliottina di Equitalia, pronta, altrimenti, a bloccare i fattori produttivi delle aziende (conti correnti, macchinari, impianti).
E qui verrebbe da chiedersi se non fosse stato opportuno contemplare nel provvedimento delle soluzioni idonee a riformare (almeno parzialmente) la procedura di riscossione di Equitalia, magari prevedendo la possibilità di rateizzare debiti tributari, con sanzioni ridotte, e in tempi più lunghi rispetto a quelli rituali, al fine di non sottrarre liquidità al sistema, già arido di suo.

b) ridurre l'indebitamento verso il settore bancario. Anzi, a dire il vero, il provvedimento del governo, sotto quest'ultimo aspetto, dispone che,  in caso di crediti già ceduti al sistema bancario,  il pagamento (alle banche) dovrà avvenire attraverso titoli di stato, sorvolando, de facto, le imprese cedenti. Le quali imprese, in alternativa,  nell'impossibilità di ottenere un pagamento liquido,  avrebbero  eventualmente potuto utilizzare i titoli avuti in pagamento ponendoli a garanzia di ulteriori linee di credito, superiori alla garanzia offerta, generando liquidità  aggiuntiva rispetto all'anticipazione estinta, e allentare la perseverante stretta creditizia.
Inoltre, dei 40 miliardi di euro in "pagamento", una parte di questi, circa 8 miliardi, dovrebbero tornare nuovamente in tempi brevi nelle casse dello stato come gettito IVA, visto che i fornitori delle pubbliche amministrazioni  sono tenuti a corrispondere l'Iva sulle vendite effettuate nei confronti delle PA, successivamente al pagamento delle forniture effettuate.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 12 Aprile 2013 09:59)

 

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